Conto i giorni - se non già le ore - che mi separano dalle ferie

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Venerdì, sabato e domenica. Tre giorni praticamente uguali, sonnolenti, tediosi, inutili. Si fatica a differenziarli: venerdì c'è ancora qualche negozio aperto, sabato si cerca la via di fuga per il mare, domenica è silenzio, domenica si muore. E' il fine settimana più difficile dell'anno, quello più lungo. Per fortuna non mi ha colto impreparato perché era da diverso tempo che mi cautelavo contro gli spaventosi pensieri che - sapevo - avrebbero assalito incoscienti il mio delicato equilibrio. Non ho nessuna nuova arma, nessun asso nella manica da tirare fuori al momento giusto, solo il solito fallimentare vecchio metodo: le mie profumate illusioni, nient'altro.

Mi danno l'energia di cui ho bisogno e, soprattutto, mi fanno andare orgoglioso e a testa alta, mi adagiano nel soffice velluto delle stupidissime favole in cui nulla, almeno apparentemente, è contro la mia delicata volontà. La coscienza che si tratti di un sistema assai pericoloso influenza solo marginalmente la scelta: la distanza tra il reale e l'incanto è enorme, l'impatto tra i due mondi potrebbe essere (così è stato, altre volte, in passato) chiassosamente doloroso. Non raccogliere la sfida, tuttavia, rappresenterebbe ammettere la sconfitta in partenza, farebbe di me un mediocre sterile antagonista del destino. Preferisco, allora, essere un sognatore piuttosto che un vile, preferisco, come il caro Simone m'ha detto qualche giorno fa, un rimpianto in più piuttosto che un rimorso, un rimpianto per come è andata piuttosto che un amara riflessione su quanto si poteva fare e non si è fatto.
Non andrò a correre oggi pomeriggio, per osservare un fisiologico riposo dagli allenamenti di venerdì e di sabato e per prepararmi a quelli della prossima settimana. Mi pesa un pò questo riposo quasi forzato, perché la corsa mi aiuta a spezzare il legame tra i pensieri e i loro effetti sul corpo, ma non potevo proprio fare altrimenti. D'altra parte l'allenamento di venerdì era risultato particolarmente fruttuoso, da molti punti di vista. Sono andato a correre, dopo molto tempo, sull'asfalto e per 1 ora e 5 minuti ho mantenuto un ottimo andamento, senza avvertire troppa stanchezza. Ho giustificato la brillante prestazione in 2 modi differenti: l'allenamento dei mesi precedenti sul fondo sconnesso nel parco e la scena (e il successivo ragionamento) che ha catalizzato la mia attenzione durante la corsa.
Il mio percorso, stavolta, è stata un' inutilizzata pista di pattinaggio. Correre in tondo, in senso orario o antiorario, ha il vantaggio di distrarti molto poco e di farti vedere l'evoluzione di tutto quello che c'è intorno alla pista. Dopo pochi minuti dall'inizio dell'allenamento due ragazzini (potevano avere tra i 13 e i 16 anni), un maschio e una femmina, sono venuti a sedersi sulle panchine a lato della pista. Hanno passato i primi 5 minuti a farsi teneramente dei dispetti e a litigare per finta, poi, dopo essersi accertati che nessuno, a parte me, spettatore involontario, li stesse osservando, hanno iniziato a baciarsi. Erano in piedi e formavano una goffa simbiosi di corpi reciproci: lui era leggermente più alto di lei e dunque era costretto ad arcuare verso fuori la schiena, così da lasciare i 2 corpi decisamente troppo lontani; le braccia della ragazza erano intorno alla testa di lui e le mani sembravano sensualmente guidare, attraverso le guance, le labbra (le donne sono sempre avanti in queste cose); quelle del ragazzo erano, alternativamente, o lasciate penzolare (l'uomo diventa passionale molto più in là con l'età rispetto alla donna!) o cinte, in maniera ridicola per la distanza che - come dicevo - c'era tra i due, intorno alla vita di lei. Hanno passato circa 20 minuti a sbaciucchiarsi su quella panchina e poi sono andati via. M'hanno fatto venire in mente il mio primo bacio e mi sono trasportato in quella figura comica e goffa del ragazzino.
Sono strani i baci degli adolescenti, sono illogici perché più che dal sentimento sono guidati dalla scoperta della preistoria della sessualità. Il contatto delle mucose è un fremito intenso, indescrivibile, a cui, solo gradualmente, ci si abitua. Non è, insomma, un bacio da innamorati, è una specie di droga naturale per adolescenti, come l'adrenalina. Lentamente questi baci si modificano, si modifica, d'altra parte, lo stessa percezione che si ha dell'innamoramento, si modifica l'innamoramento stesso!
Io stesso mi sono innamorato tantissime volte, magari è stato solo per una sola settimana, magari è stato di una persona che vedevo sempre e che, per vergogna, non ho mai avuto il coraggio di conoscere, magari è stato per qualcuna che mi ha amato con maggiore forza di quanto facessi io o viceversa. Nel tempo la percezione del sentimento si è modificata, così come si sono alterate le modalità con cui l'ho vissuta. Non è una generalizzazione o uno svilimento del senso dell'amore, è tutt'altro, perché mi permette di capire che se è vero che tutte le donne che ho avuto sono state importanti e sono state, a mio modo, amate, ce ne sono state alcune, ce n'è una, che ha lasciato un segno diverso. Impronte indelebili tra le dune di sabbia di una viva memoria.
"...e comunque sia tu nei sensi, nell'immagine, puoi convincermi... tutto in fondo così semplice...e inutile"