Una settimana dopo la fine delle ferie, tra la depressione e la quotidianità

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Con un certo imbarazzo e una notevole dose di emozione riprendo, finalmente, a scrivere sul diario. Come uno scolaretto al suo primo giorno di scuola mi presento puntuale all'appuntamento che segna, definitivamente, la ripresa delle attività e della routine.


E' superficiale dire che le ferie sono passate rapidissime e intense, che ho un valigione pieno di rimpianti per non aver fatto un sacco di cose che avrei potuto e forse dovuto fare. Ma così è, non ci si può far nulla, ormai. Mai come quest'estate ho "vissuto" il mare con tanta umorale partecipazione, il clima mi è stato, almeno per una volta, estremamente favorevole e mai la pioggia o le nuvole hanno osato offuscare lo splendido sole d'agosto: sono stato al mare ogni mattina e ogni pomeriggio durante le 3 settimane appena trascorse, ho nuotato nelle caldissime e splendide acque di Soverato, ho preso talmente tanto sole che mi sono abbronzato come non mai nella mia vita. Sono stato bene, mi sono riposato e ho ricaricato le batterie. Gli allenamenti, la corsa, la palestra, si sono perfettamente inseriti in questo idilliaco quadro vacanziero. Sono fiero delle persone che si sono lasciate coinvolgere dalla mia foga salutista e sono venute ad allenarsi con me, scoprendo, come ho fatto io qualche mese fa, la magica alchimia che una pista d'atletica e il continuo confronto con se stessi è capace di produrre. Si corre per se stessi e contro se stessi, mettendo in discussione i propri limiti e la percezione che si ha delle proprie forze, si fanno pensieri, i cattivi pensieri, che i metri percorsi aiutano a lasciare alle spalle.
Ma il benessere e la tranquillità sono dolci privilegi che non si è in grado di guadagnare da soli, e se sono stato bene il merito è soprattutto degli amici con cui ho condiviso le mie giornate. Si è andati oltre le solite risate, oltre i soliti e consolidati idiomi: si sono ringiovanite delle grandiose amicizie, si sono profondamente rinnovate, in meglio, quelle tacite e deliziose intese che rendono il sentimento dell'amicizia eterno e superiore a qualunque altro.
Ho trascurato un pò il diario (non mi andava di rubare ore alle mie centellinate ferie!) ma non ho smesso di fargli pubblicità e gli effetti non sono mancati. Maria Giovanna mi ha scritto una piccola lettera (che ha molto più fascino - devo ammetterlo - delle ormai tradizionali e-mail) ed è riuscita ad entrare nello spirito del diario: ha letto di me ad ha voluto dire la sua. Non posso che esserle infinitamente grato per questo. E' ovvio che rigetto in pieno tutte le sue scuse, all'inizio della lettera, nelle quali mi dice che è ingiusto esprimere il proprio parere su ciò che scrivo, visto che mi conosce poco (addirittura scrive "non so chi sei", ma è decisamente un esagerazione, vero Mari?). Mi piace dire che il diario è aperto (molto meglio dell'infelice espressione di "pubblico") e questo significa che se non ci fosse un confronto, più o meno costante, non avrebbe nemmeno senso continuare ad aggiornarlo. Le scuse sono, dunque, totalmente respinte poichè insensate!
Entrando più nello specifico, sono due le cose che emergono con maggiore intensità da quanto mi scrive, due cose differenti ma perfettamente correlate. Innanzitutto un senso di rabbia, sono io - sostiene Maria Giovanna -a creare tutti gli ostacoli che mi sforzo di superare, "non hai bisogno delle parole degli altri perchè poni le domande sbagliate, a cui sai risponderti". La seconda è, come dicevo, collegata alla prima ed ha origine nella mia incapacità ad accettare il cambiamento. Utilizzando un azzeccatissimo paragone, Maria Giovanna scrive che è come se mi ostinassi a mangiare un cibo ormai scaduto illudendomi che quest'ultimo possa avere lo stesso incomparabile gusto che aveva quando era buono.
La conclusione è che il germe del rinnovamento è tutto nelle mie mani, nei "piccoli tesori della nostra esistenza" che non manco di lodare ma che non riesco, per quanto sostenuto in precedenza, a trasformare in "grandi".
Che dire, sono completamente d'accordo con ogni punto della breve analisi di Maria Giovanna. E' proprio questo il problema. Sono perfettamente cosciente dell' incapacità che ho a divincolarmi dal mio passato, della difficoltà a farmi scivolare addosso le cose, dell'illusione di aver superato tutto e di essere ormai capace di guardare ogni cosa dall'alto. Quello che scrive Maria Giovanna è la pura, semplice, candida verità. E' vero che ci vorrà del tempo, come sostiene qualcuno, ma in questo momento la mia volontà è troppo visceralmente compromessa per essere libera. "... non ho niente dentro finchè dentro tu ci sei, anche se non ricordo più il sapore che hai..."
In ogni caso, un grazie di cuore a Maria Giovanna e alle sue parole, autentico antidoto ad una certa odiosa superficialità.
Potrei scrivere di altri, che con la loro perniciosa, ostentata e strafottente mediocrità più che incazzarmi mi hanno fatto veramente ridere di cuore, ma non lo farò, sia perchè ci godo nel lasciarli nel mistero ("ma vuoi vedere che sto stronzo ce l'ha con me?"), sia perchè non mi va di dedicargli più di queste tre righe.
La ripresa del lavoro è stata complessa, perchè, dopo tre settimane passata nella più totale nullafacenza, non è certo facile riprendere a scontrarsi con gli scatenati ritmi di questa confusionata città. Il passaggio è stato così violento che m'ha lasciato un incredibile senso di vuoto che devo, dopo più di una settimana, ancora finire di scontare. Ho segni inequivocabili di una latente depressione. Sto facendo acquisti superficiali (giusto per non dire inutili) per dare un senso al lavoro e, soprattutto, mi intenerisco da morire quando vedo bambini. Proprio oggi, mentre pranzavo in un autogrill, ho visto un bambino nell'esatto momento in cui iniziava a piangere perchè la madre si era allontanata dal passeggino a gettare quanto rimasto del pranzo. E' incredibile come in un attimo mi sia immedesimato, attraverso il dolcissimo cambio di fisionomia di quel piccolissimo volto, nella tragedia dello sgomento per l'allontanamento materno. Ho inspirato aria col naso e ho sentito il cuore che si comprimeva e si faceva piccolo piccolo, e mentre ero intento a espellere quell'aria umorale ho provato, per un brevissimo istante, del freddo e gli occhi si sono inumiditi. Si, sono depresso.
Grazie, infine, ai grandiosi Verdena che ieri, per la prima volta e dopo tanto tempo, ho visto dal vivo. Emozionati, umorali e coinvolgenti.
"Qui non c'è più calma
settembre ci porterà via con se, conse...
le nostre difese sfidano la follia, che ormai non sa di niente, niente..."
[Scritto tra martedi 2 e mercoledi 8 settembre]