Ontologia e deontologia dell'essere

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

E' straordinariamente caratterizzato questo periodo, è sul sottile filo dell'essere e del dover essere, tra i lamenti di un'estate che non vuole andare via e i gemiti di un autunno che si da da fare per crescere. E' per una consolidata convenzione che si tende ad accoppiare il clima agli stati umorali. I migliori scrittori, bontà loro, utilizzano spesso il clima, inteso come "tempo" e "ambiente", per dare il senso, un senso, ai propri personaggi, per connotarli e farceli capire complessivamente meglio. Diventa dunque più facile, anche per me, utilizzare il passaggio stagionale per descrivere questo originale settembre e il modo in cui lo sto vivendo.


Ho sempre trascorso settembre al mare. Durante gli anni d'università facevo di tutto per concludere gli esami a luglio e mi godevo la spiaggia deserta e l'ultimo caldo dell'ultimo mese d'estate; vedevo sfumare il passaggio/passeggio dei turisti e lentamente mi abituavo ai nuovi ritmi, alle magliette a maniche lunghe per la notte, alla sambuca in luoghi chiusi, alle passeggiate con pochi amici nell'immobile silenzio dopo la caciara estiva. Quest'anno sono stato necessariamente costretto a modificare le mie abitudini, il passaggio, come ho già scritto, è stato violento e improvviso e mi sono trovato catapultato nel caos di Roma già negli ultimi giorni d'agosto. Nulla o quasi è rimasto delle vecchie abitudini tuttavia, e per fortuna, si sono presentate delle piccole "offerte di cambiamento" a cui, credo, non rinuncerò. Sono tra l'essere e il divenire, esattamente a metà, pronto ad aprire le ali ma con molte cose ancora saldamente legate al corpo. Ad alcune di essere rinuncerò, quando avrò spiccato il volo, altre verranno con me perchè non potrei più essere io senza di loro.
Sto raccogliendo le prove di una congiura delle donne nei miei confronti. Le poche (ahimè) con cui ho a che fare in questo periodo si comportano quasi tutte allo stesso modo nei miei riguardi. Suppongo che abbiamo saputo qualcosa del mio maschilismo fondamentalista e abbiano deciso di farmela finalmente pagare: si atteggiano e non si fanno capire, si accoppiano con uomini che la selezione naturale avrebbe già eliminato da secoli se non ci fosse un "patto sociale" volto a proteggerli, hanno gusti orridi e pretendono di imporre coattivamente usi e costumi, hanno troppi uomini, contemporaneamente, per la testa, si masturbano poco e farebbero molto molto meglio a farlo più spesso. Mi chiedo, dunque, come mai potrò, a queste condizioni, superare le tesi e modificare le antitesi, dimenticare il passato e spegnere, in un solo istante, il puro fuoco dei sentimenti. Non ce la faccio a dimenticarti, non ce la faccio.
"Come sempre ti assicuro capirò, come sempre oggi mi accontenterò. Chiudendo gli occhi scivoli via da me, chiudendo gli occhi scivoli via da me..."