Anniversari e tempo uggioso, stati post influenzali (o giù di lì), sogni di aurore boreali e spiagge coperte di neve

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

E' una pioggia fitta, silenziosa, trasparente e incessante quella che cade dal cielo e che il mio cappello, senza battere ciglio, assorbe per me. E' sabato mattina e sono fuori casa per uno dei tanti, svariati, soliti futili motivi. Dopo una settimana di lavoro pesante, qualche notte non autorizzata di bagordi e l'influenza, incurante puttana, a farcire il tutto, arriva l'ultimo fine settimana di questo veloce novembre. Scivolerà rapido anch'esso, come su una grossa lastra di ghiaccio, lasciando poche tracce virtuose di se, qualche rimpianto e l'immancabile carovana di pensieri contorti e inconcludenti che tanto amano riprodursi nella mia testa.


Vorrei non pensare a quanti mi chiameranno, tra qualche giorno, per il mio venticinquesimo compleanno. Sarebbe bello se fossi capace di alienarmi socialmente a tal punto da non dover necessariamente fare i conti con chi ha chiamato per primo, chi ha mandato un messaggio e chi si è, inevitabilmente e clamorosamente, dimenticato. Sono certo che regalerò a me stesso la solita ridicola e squallida pantomima, facendo stupide riflessioni sul senso del "ricordarsi le date", sui compleanni "che sono inutili", sul fatto che, calcolando che l'età media degli uomini è di circa 75 anni, mi sono sparato 1/3 di vita; e mi incazzerò (ingiustamente, visto che, pensandoci bene, ricordo approssimativamente 4, 5 anniversari), per 10 minuti, con quelli che si sono dimenticati di me, dividendoli in almeno 3 categorie: quelli che "vabbè c'era da aspettarselo, non me ne frega un caXXo", quelli che "comunque mi fa molto piacere" e quelli che nella maniera più assoluta possono dimenticarsi (anche perché sono nati/e in quelle 4, 5 date che, a mia volta, ricordo). Sarà il solito gioire e prendermi male, mi farà riflettere un pò ma il giorno dopo, con molta probabilità, avrò dimenticato questi superficiali rancori.

In compenso si avvicina sempre di più il natale, i negozi e le vie si riempiono, gradualmente, di addobbi e di luci brillanti. I centri commerciali suggeriscono accattivanti acquisti, onde evitare, gli ultimi giorni (nota bene: a Novembre), lo stress da regalo; nei supermercati i panettoni e i torroni formano delle ancestrali piramidi di gusto, anche i cibi normali, quelli che si consumano tutto l'anno, si colorano un pò di rosso e di dorato. Sembra quasi un sogno, e magari potrebbe anche esserlo se solo non ci fosse, all'uscita, un' "insolente" bambina di nemmeno 6 anni a chiederti l'elemosina, se non ci fossero quei "rompipalle", col freddo e col caldo, a lavarti i vetri al semaforo, se non ci fosse quella "smagrita vecchia" dell'est a ripulirti i fari della macchina. Non è per fare della facilissima retorica, ma più si avvicina natale più queste cose si tendono a notare. Allora penso che è verosimilmente stupido lamentarmi del fatto che non riesco a comprare un computer nuovo e ipertecnologico quando c'è un sacco di gente che muore di fame e conduce una vita di perenni stenti. Tutto questo per dire che, alla fine, io avrò il mio fiammante computer e loro saranno ancora lì a lavarmi il vetro della macchina e a chiedere l'elemosina, fedele al motto del sistema in cui vivo: produci, consuma, crepa; produci, consuma, crepa...
Questa leggera atmosfera natalizia, in ogni caso, incide positivamente sui miei stati umorali. Non sono diventato ottimista tutto d'un colpo - me ne guarderei bene - ma ho assunto un atteggiamento perniciosamente lussurioso nei confronti dell'ambiente in cui vivo e con cui mi confronto, nell'ottica di una sconcertante e indistruttibile volontà di potenza. Megalomania allo stato puro che, come al solito, non condurrà a nulla ma che, attualmente, fa apparire ogni obiettivo circostante come potenzialmente raggiungibile. Quelli più lontani, che sembrerebbero sbiadirsi col tempo, sono in realtà più cristallini del solito ma, sepolti da una pesante coltre di polvere, rattristano il pensiero come farebbe una vecchia statua smussata per lo scultore che l'ha plasmata. Non c'è niente di peggio che osservare quanto si era fatto di bello e non poterlo ricostruire, come intrappolati in un' opprimente camicia di forza, non c'è niente di peggio che desiderare aurore boreali e spiagge coperte di neve, ritratti allegorici fantasma di un amore viscerale, violento e drammaticamente impossibile.
"La luce di una storia è molto più forte dei dubbi che uno ha, rimanere solo, perdere altro tempo, non conoscere la verità..."