Menomale che c'è la sambuca

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

E' sabato, sono le quasi le 11 e sono a casa, distrutto da quella che ha i contorni definiti di una depressione cronica e incurante. Tra pochi giorni è natale, tra pochi giorni anche io entrerò ufficialmente nel fantastico mondo delle ferie. Non penso ad altro che al meritato riposo di cui godrò tra pochi giorni, ho la mente sgombra da pensieri profondi, sono superficiale come la polvere che riverbera su questa maledetta scrivania nera, ho il pensiero denso come la sambuca che giace impassibile nello spesso bicchiere di vetro che ho davanti.

Vorrei uscire e incontrare tutte le persone che in questo preciso momento sembrano aver trovato un dolce rifugio nella testa, vorrei incontrarle e raccontagli del tempo che è trascorso da quando, inconsapevolmente, ci ignoriamo, vorrei leccare il muro nero e ingoiare la luce, vorrei investire i pedoni che attraversano la strada, vorrei odorare il profumo dei fiori che che sbocciano a primavera, vorrei fare sesso orale, vorrei pulire i fornelli della cucina, vorrei chiamare Simone, vorrei profumare di bagnoschiuma, vorrei iniziare un libro nuovo, vorrei fare la pipì, vorrei sostituire il mouse, vorrei studiare il tedesco, vorrei lavare i bicchieri, vorrei essere capito, vorrei essere amato, vorrei lievitare come il "mago di segrate", vorrei vedere tutte le puntate di twin peaks e di x-files, vorrei che fosse lunedi, vorrei aumentare il volume del muscolo del polpaccio, vorrei un forno a microonde, vorrei fumare una canna, vorrei raccogliere i panni dallo stendino, vorrei un bancomat viola, vorrei riceve un sms, vorrei mangiare la colla vinilica e il burro cacao, vorrei essere un grafico degno di questo nome, vorrei scrivere come Verlaine, vorrei essere a Parigi, vorrei guadagnare tanti soldi, vorrei che piovesse, vorrei che mia zia non fosse morta, vorrei tornare bambino, vorrei che Claudia m'avesse chiamato per il mio compleanno, vorrei avere una macchina di lusso, vorrei sapere costruire un muro, vorrei un bel pranzetto, vorrei finire il sistema cardio vascolare, vorrei che chi non merita la vita sguazzasse nella melma della propria mediocrità, vorrei insultare uno che viene in palestra, vorrei avere la quattordicesima, vorrei altri mondi possibili, altri giorni immaginabili, altri universi di riferimento, altre aurore boreali e spiagge coperte di neve...
Poi è stata domenica, e i regali e la vita che scorre più veloce seguendo i ritmi incontrollabili di natale. Ho comprato doni a tutte le persone che se li meritavano, ho speso un bel pò di soldi (produciconsumacrepa) e va bene così. Non potevo rinunciare allo scambio dei regali, ai biglietti semplici, scritti di fretta, e a quelli ragionati, alla facce di chi li legge e si compiace, ai miei modi perniciosi di dire "buon natale".
Poi, ieri, sono cominciate le ferie e sono partito per Soverato. C'era traffico in autostrada e c'ho messo più del previsto ma, ormai, sono talmente abituato a guidare che non mi è pesato affatto. Ho cenato e sono uscito a rivedere tutti i miei vecchi amici. Mi sentivo stanco ma un pò di sambuca e l'eccitazione per l'inizio delle ferie mi hanno dato l'energia necessaria per tirare fino alle 5 di mattina. Ho avuto una brutta notizia e ho reagito con maldestra violenza. E' stata una morte psicologica drammatica, annunciata e senza troppe complicazioni. Nel giro di pochi, inaciditi, secondi si sono spente le aurore boreali e si è sciolta la neve sulla spiagge. E' così che finiscono i sogni del mio patetico fottuto sentimentalismo.
Non riesco a scrivere nient'altro.
Vaffanculo Claudia, vaffanculo!