Come sempre di corsa, come si conviene di questi tempi

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

La vita va di fretta, fatico a starle dietro e riduco il tempo dedicato al diario. Non è un fatto di priorità, è qualcosa di sensibilmente diverso, qualcosa che ha a che fare con la sanità mentale e la capacità di autoalienarsi. E' aumentato il volume dei pensieri complessi che mi trovo a gestire e riesco, con grande fatica, a trovare il tempo per ragionarci su, per trarre conclusioni e riportarle, pseudomaturate, sul diario. Mi capita sovente di vivere sensazioni forti e circostanze affascinanti ma è talmente prodigiosa la velocità con cui le somatizzo che, alla fine, non ne rimane quasi nulla, tutto viene ingoiato nel vortice della prossima trasformazione: fenomenologia apodittica del divenire.


Sono passate senza particolari sussulti le ferie di Pasqua. Sono stato a Soverato, mi sono riposato allenandomi, ho respirato aria buona di mare e ho rivisto diverse persone care. E' singolare come riesca ad adattarmi così rapidamente ai ritmi, agli usi e ai costumi della torpida regione in cui sono nato. E' come quando sono in autostrada e incontro un rallentamento, in pochi secondi la velocità di crociera scende notevolmente ma non cambia nè lo scopo nè la destinazione del viaggio. Così è in Calabria: rallento, mi gusto meglio il paesaggio e i suoi colori ma continuo dritto per la mia strada, o quello che penso sia la mia strada. Va da se che non sempre le cose sono come le avevo lasciate, ci sono sempre novità più o meno intriganti, evoluzioni ed involuzioni, cronache degne di essere ricordate e storielle da 4 lire. In mezzo ci sto io, che sono cambiato ma non a tal punto da giustificare talune delle evoluzioni con cui mi sono dovuto, necessariamente, confrontare. A volte ho come la percezione che io della vita non ho capito un cazzo, a volte proprio non mi persuado o non voglio persuadermi di quello che mi gira intorno.
Ma la responsabilità dei miei disagi, almeno in questa fase, ha origine da una maldestra incostanza. Sono emotivamente volubile, instabile e tormentato. NOn ho fermezza d'animo e sono preda di irruenti slanci, di sorda cupidigia e immorale voluttà. Così, mentre la vita, apparentemente, scorre normale, mi capita di appassionarmi fortemente a situazioni che il giorno dopo ho già dimenticato, mi capita di istaurare legami affettivi che non sono completamente in grado di gestire, tale e tanta è la mia varietà d'intenti. Elisa dice che sono buffo e un pò nevrotico (quando parlo di me), io, invece, mi vedo come uno che non si accontenta mai. D'altra parte, come potrei accontentarmi sapendo che esiste qualcosa di meglio? Non la voglio una vita a bassi regimi, non mi va di stare "mediamente bene". Ci sono aspirazioni che affondano nel nucleo più recondito della mia intimità: sono il canovaccio su cui recito, ogni giorno, una squallida e poco credibile pantomima. Sono quello che vorrei essere e che non sono, la mia metarealtà: le aurore boreali e le spiaggie coperte di neve.
"sono sul ciclio della porta amore, scusami, non suono per non disturbare te che dormi. Ho smesso di fumare è stato così semplice ma non è facile vederti giù. Ma scivolando tra le luci della tua città ti vedo bella e forte da quassù, non è stato facile per me stare su, continuo a fingere per te. Corro più su, dovevo dirti molte cose amore..."