L'immoralità della pioggia di una domenica di Aprile

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Piccola lezione sulla metereopatia. Il soggetto meteorosensibile è quella persona che, per fattori costituzionali o acquisiti, ha una particolare labilità a contrarre la meteoropatia, patologia stimolata dalle variazioni climatiche. La sintomatologia meteoropatica, scatenata dai cambiamenti bruschi delle condizioni del tempo, ha una insorgenza acuta, una frequente anticipazione (nel senso che l'individuo interessato incomincia a soffrire prima che si realizzino i mutamenti climatici), e una rapida attenuazione o scomparsa con il cessare della condizione scatenante o con il subentrare di una condizione ambientale opposta.


Non sono metereopatico, almeno non lo sono più delle persone normali, ma lo stress, accumulato durante la settimana di lavoro appena trascorsa, il freddo, la pioggia e il clima bizzarro acuiscono questa vaga sensazione di malessere che altera il senso delle cose. Se ci fosse il sole, ne sono certo, sarei più motivato, ma è di piombo il cielo che vedo oltre i vetri umidi della mia stanza. I palazzi di fronte, con le loro antenne, e io, con la mia testa dolorante, sembriamo reggerlo, evitando così un ecatombe globale. Ne assorbiamo il colore e l'umore, siamo "paesaggio" per tutto il resto del mondo, e ci godiamo lo spettacolo decadente della luce che dal grigio passerà al nero. L'orologio mi conferma che il sole sta calando, tra un pò le luci artificiali della città riporteranno "il paesaggio" alla normalità.
Ieri sono stato a festeggiare, con Simone, il suo trentesimo compleanno. Trent'anni sono ancora più difficili da gestire dei miei venticinque, ma c'era una quasi imbarazzante tranquillità nei suoi occhi e nei suoi atteggiamenti che difficilmente si farà sopraffare dalla caduta del tempo. Bisogna saperlo guardare negli occhi il futuro, bisogna saperlo affrontare senza piangersi addosso, come degli stupidi. Simone ci sta riuscendo, supportato da un'invidiabile stabilità e una consapevole fede in se stesso. C'è da essere invidiosi, e io, in fondo, un pò lo sono: come un fratello minore gli auguro tutto ciò che di positivo il futuro saprà riservargli, al resto ci penserà lui, ormai è entrato negli "enta", ha più esperienza, è vecchio!!!
Il mio ordine dissociato, dis-ordine, invece, si è un pò sconvolto in questi ultimi giorni. Era da un pò che non sentivo delle salutari scosse di adrenalina, che non mi emozionavo. Ho come vissuto una primavera di eccitata e dolce emotività, un risveglio di profumi malinconici e intemperanti. Chiudere gli occhi e correre lontano, senza fiatone, più di quanto possano le gambe, per distese di acqua e di erba, su mari e montagne, fino alle spiaggie coperte di neve, fino a vedere le aurore boreali. Ma come tutti i viaggi anche il mio, inevitabilmente, ha dei contrattempi e degli ostacoli. Vorrei che tutto fosse come è nella mia testa, come professano le leggi delle mie incantate aspettative, vorrei scommettere sapendo già di vincere, vorrei che tutto fosse più semplice, immagine perfetta dei miei impulsi primigeni. Empatia perfetta. Ma la realtà è diversa e le cose cambiano con un dinamismo travolgente, la mia psicologia volgare ha enormi difficoltà nel riuscire ad attribure il giusto peso alle movenze della quotidianità e così mi imbarazzo per nulla, mi offendo per una parola non detta, per un gesto non corrisposto o non adeguato. Il "mio cerchio" è più grande e più delicato degli altri, è così difficile da capire?
"Nel tuo letto la novità è fare a pezzi l'anima, ma la violenza della stabilità è un modo di morire a meta... E un bacio sporco sa spogliarmi il cuore dai demononi, e c'è qualcosa che è dentro di noi che è sbagliato e ci rende simili. Un bacio sporco sa come un miliardo di uomini, e tu hai qualcosa dentro di te che è sbagliato e ci rende simili..."