L'ira di Narciso

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Oggi è stata giornata particolarmente stancante. Non ho fatto nulla di straordinario rispetto alle altre, almeno in termini lavorativi, ma ho accusato maggiormente sia l'allenamento del giorno precedente, sia il repentino cambio di temperatura di questo bizzarro inizio Ottobre. E' tragico, per un narcisista convinto come me, guardare lo specchio riverberare un' immagine sfiancata e svigorita, un viso inespressivo e stanco, poco incline a fotografie e tragicamente non-eloquente. Sono l'immagine di nulla e non mi sento esattamente a mio agio: ho bisogno di riposo, ho bisogno di dormire, di liberarmi da pensieri imbarazzanti.

Mi chiedo se arriveremo mai a inventare metodi efficaci per il suicidio istantaneo, se gli uomini, nella loro costante corsa all'autodistruzione emotiva, troveranno un modo per togliersi la vita senza traumi e senza gestualità soverchie. Ci pensavo qualche giorno fa, quando, sotto la pioggia e uscendo da un ospedale, ho fatto un pò di considerazioni spicciole e, tutto sommato, insignificanti su quella maledetta giornata. Ho desiderato ardentemente di morire, e ho pensato che se, in quell'istante, avessi avuto un mezzo "discreto e non invasivo" per togliermi la vita l'avrei fatto: mi sarei suicidato, nel più cupo silenzio e nella più magica indifferenza. Intendiamoci: sono troppo legato alle cose della vita, alle cose del mondo dei vivi, per rinunciarvi così palesemente, ma il suicidio è qualcosa che chiunque, almeno una volta nel corso della propria vita, ha preso in considerazione. In questa dimensione non è solo un atto violento, conclusivo ed estremo. E', semmai, una precisa volontà di cambiamento improvviso, un anelito rivoluzionario perfetto, il desiderio di un' esistenza completamente antitetica. Sono sfiorato dal pensiero del suicidio, cerco il pulsante del congegno per l'autodistruzione ma non voglio scomparire: voglio rinascere e rinnovare, rinnovare per rinascere.

Questo scrivevo qualche giorno fa, poi sono stato a Firenze, per lavoro. Sono partito con Valeria e siamo arrivati sabato sera, da Massimo. Ero stanchissimo ma siamo ugualmente usciti, visto che, tra l'altro, aveva pure smesso di piovere. Abbiamo conversato amabilmente, come la nostra amicizia esigeva, e ci siamo interrogati su temi inusuali: "la sistemazione", "gli scapoli d'oro", Firenze ladra. La notte non sono riuscito a dormire, per colpa delle innumerevoli zanzare che si aggiravano per casa, sono arrivato al congresso già stanco ma ho lavorato tenacemente, come al solito. Ho preso consapevolezza di una sensazione molto particolare, durante questo viaggio, e ne scriverò molto presto. Ho bisogno di più tempo per capire meglio cosa sta succedendo e come affrontarlo.

"Cercami nel vuoto che mi sta inghiottendo, toglimi da tutto ciò che mi sta addosso. Poi con un abbraccio far fermare il mondo, mettermi su un sogno e farmi illudere che vivo. Io vivo."