Con la testa nel pallone

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Questo 2006, nel bene o nel male, verrà ricordato anche per il campionato mondiale di calcio. E' noto, per chi mi conosce, che io sia totalmente insensibile al pallone, non una domenica di campionato, nè un mercoledì di coppe hanno mai influenzato il mio umore. Il calcio mi lascia indifferente, al pari di tanti altri sport, avendo io una sorta di "preferenza" per gli sport individuali. Una cosa, tuttavia, è il calcio nostrano, vissuto con orribile frustrazione da milioni di italiani, una cosa è la coppa del mondo.

Ed ecco che allora anch'io mi improvviso arbitro, commentatore, allenatore e giudice di gara, mi lancio in pronostici improbabili e partecipo con un enfasi straordinaria al tifo collettivo. Ho seguito la semifinale al circo massimo e ho provato, durante i minuti di gioco, un emozione fortissima, seguendo, col cuore in gola, ogni tiro e ogni tentativo offensivo della nostra squadra, poi sono esploso al momento del gol, come le oltre 50 mila persone presenti, ed è stato una specie di rito collettivo liberatorio: tutti in piedi, a zompare come canguri, urlando di gioia e abbracciandoci l'un l'altro. E' stato estremamente emozionate e confesso di essermi sentito italiano tra italiani della stessa famiglia, pervaso da un orgoglio patriottico e da uno spirito unitario capace di far tremare i nazionalismi più sfegatati. Ci voleva una partita di calcio per farmi sentire italiano.

Difficilmente 2 caratteri inclini possono rimanere lontani per molto tempo, a volte basta pochissimo, una semplice scintilla, perchè possano riavvicinarsi più di prima, perchè possa tornare a brillare il fuoco di certi legami. Le conseguenze che si producono sono diverse e imprevedibili, difficilmente si recupera la fermezza di certe individualità precedenti e altrettanto faticosamente si creano, da subito, nuovi equilibri. E' come quando 2 forze, prodigiose, sconosciute e incontrollabili prendono la stessa direzione: c'è da avere paura. Abbiate paura.

"Ho i ricordi chiusi in te
la tristezza dentro me
tra due mani, le mie
sono i cieli neri che, io so
non si scioglieranno più."