Più o meno natale

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Non c'è che dire: una volta scrivevo di più e con più "leggerezza". Adesso torno a casa e mi ritrovo, in media, 4 o 5 mail di lavoro a cui devo rispondere e a cui sento di dover dare priorità, i polpastrelli mi chiedono tregua e il cervello gli da retta e allora non scrivo, non mi racconto, malgrado la tragica netta sensazione che molte cose andranno perse se non ho la costanza di appuntarle e somatizzarle. Dovrei comprare un altro palmare e utilizzarlo per ricordarmi il peso degli eventi e delle emozioni, così potrei fare degli indici di questioni personalmente rilevanti e degli approfondimenti a posteriori. Dovrei tenere un diario non-scritto, indipendente dai pensieri coattivi, e indicizzabile in qualsiasi momento, in modo tale da recuperare, in ogni occasione, i pensieri e le frasi occorrenti. Sarebbe l'ideale.

Ieri sono stato quasi tutta la giornata con Valeria, ha avuto il coraggio di accompagnarmi a fare acquisti in un outlet vicino Roma, malgrado la pioggia e il panico pre-natalizio dei regali. Siamo arrivati in tarda mattinata, la fortuna sembrava dalla nostra perchè siamo riusciti a trovare subito parcheggio e perchè, per tutto il pomeriggio, non è caduta una goccia d'acqua (è uscito addirittura il sole e ho maledetto me stesso per non aver portato gli occhiali), tuttavia non sono riuscito a trovare nulla della mia taglia che fosse degno di attenzione o che non sfiorasse cifre astronomiche. Il fallimento è stato totale, nemmeno Valeria ha trovato niente, allora, per dare un senso ad un pomeriggio oramai compromesso, siamo andati a vedere il mare. C'era molto vento, il sole era già tramontato e permaneva nel cielo quella luce appassita che sempre mi ha dato l'idea di annunciare chi sa quale tragedia imminente. Abbiamo sfidato il clima e siamo arrivati sulla parte più estrema di una imperiosa banchina di cemento. Al di là delle protezioni, il mare impazziva di rabbia, le onde si ergevano fiere, quasi a voler sancire la loro superiorità sulla sabbia silenziosa, ma non riuscivano a raggiungere la spiaggia, per la bizzarra conformazione del litorale romano, e si spegnevano lunghe sul letto d'acqua lasciato delle onde precedenti. Mentre qualche piccolo spruzzo d'acqua marina bagnava i nostri visi, ho pensato a quanto fossero simili quelle onde a certe emozioni che avevo vissuto. L'impetuosità dell'acme, quando la cresta è bianca e inarrestabile, e poi la caduta lunghissima, l'acqua che si fa tutta schiumosa e che tarda a ricomporsi, perchè una nuova onda sta per affacciarsi e reclama attenzioni.
Il freddo ci ha costretto a ritornare in macchina troppo presto, e il rivedere le strade intasate di Roma m'ha messo di cattivo umore. Il resto della giornata è scivolato come quelle onde.

Quest'anno ho vissuto l'invecchiamento con maggiore serenità. Sarà che ero in Sicilia, sarà che avevo l'albergo sul mare d'inverno, sarà che lavoravo. Tutte le persone a cui tengo hanno avuto un pensiero gentile, si è riproposta qualche vecchia e assolutamente inaspettata conoscenza sentimentale (ogni occasione è buona), e gli amici del lavoro (che sono i colleghi, si, ma sono prima di tutto amici) sono stati veramente speciali: mi hanno fatto un regalo graditissimo e mi hanno riempito d' affetto. Loro, e l'attenzione con cui hanno curato ogni particolare, mi hanno fatto attraversare, indenne, il pericolosissimo labirinto dello scatto del senso del tempo (da ora in poi il compleanno diventa "lo scatto del senso del tempo"). Il bello della "mia" vita è poter scoprire, nei momenti più inaspettati, che ci sono ancora persone disposte a condividere. E questo mi rende tranquillo e fiducioso.

Ho un amico che mi ha raccontato una storia particolare, di sesso "rubato" e sentimenti spregiudicati, che mi ha fatto molto riflettere e della quale, per evitare qualsiasi incomprensione, non scriverò. Proprio l'altra sera, però, Simone mi ha aggiornato circa i suoi movimenti sentimentali e ha concluso nel solito modo: che è in rotta con tutto il mondo femminile e che non incontrerà mai la persona giusta. Condivido parte delle sue difficoltà, con l'unica e non trascurabile differenza che lui passa da una ragazza ad un altra mentre io mi ritrovo praticamente sempre solo. Qual'è la persona giusta? In realtà non esiste, chi dice di averla incontrata si è solo adattato. Le persone "giuste", infatti, sono quelle che, fatte salve alcune basilari regole estetiche, rendono più facile il processo di adattamento. D'altra parte se una persona è quella giusta lo si scopre solo dopo averla conosciuta, e la conoscenza altro non è che la sperimentazione di differenti forme di adattamento. La differenza tra quelle più estreme e quelle più semplici risiede nella pochezza o nella raffinatezza dei soggetti interessati. Un soggetto raffinato fatica ad adattarsi, dunque la possibilità che possano crearsi le condizioni per la "sperimentazione" sono davvero poche, e il più delle volte nascono per passeggeri momenti di debolezza, non per reale interesse intrinseco. Qualche settimana fa ho conosciuto una ragazza bellissima (con una somiglianza che non ho mancato di definire "imbarazzante" ad un altra persona importante), mi è rimasta in testa fissa per due giorni, è saltato il tradizionale self-control, ma l'unica, infima e disastrosa strategia che sono stato capace di intavolare si è autodistrutta senza che manco lo venisse a sapere. Io non ho veramente la minima capacita di adattamento.

Le vacanze di natale sono vicinissime, e spero proprio di trascorrerle nel calore delle persone che mi mancano. Poi, finalmente, arriverà il momento di salutare questo lungo, complicato e straordinario 2006. L'anno che verrà è una pagina bianca che non vedo l'ora di scrivere.

"Sono anni di pace
Pieni di deboli ossessioni
Di frasi che non contano
Ma che fanno male".