Volontà e rappresentazione

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Essendo ormai superata la metà, posso tranquillamente affermare che il 2008 rappresenta un punto di svolta fondamentale nella vita del sottoscritto, talmente repentine e drastiche sono state le cose che mi sono accadute dall'inizio dell'anno. Non tutte, ovviamente, hanno avuto lo stesso impatto e tra queste solo alcune tendono a lasciare un'eco più profonda dal momento in cui sono accadute.

In ordine sparso:

Case - dopo estenuanti ricerche, conteggi, prestiti ponte, ipoteche, aiuti di stato, soldi del piano Marshall, sono riuscito a coronare il sogno di ogni trentenne che si rispetti della nuova generazione "precari tutta la vita": sono riuscito a comprarmi una casa.
Esattamente da ieri sono legittimato, da un costosissimo atto notarile, a definirmi "proprietario di prima casa". Il mio conto corrente si appresta a toccare i minimi storici ma la soddisfazione, come insegna MasterCard, non ha prezzo.

Lavoro - era nell'aria ma non mi aspettavo tanto e, soprattutto, in tempi così rapidi. Da product specialist che ero sono stato promosso ad una specie di junior area manager (per me che adoro le nomenclature è una soddisfazione leggere sul biglietto da visita "Sales Field Coordinator"). Un pò di soldi in più, una valanga di responsabilità in più, molto meno tempo libero ma un'opportunità di crescita sostanziale e preziosissima. In altre parole esattamente quello che volevo.

Matrimoni - da qualche anno alcuni miei ex-colleghi di università e coppie di amici avevano iniziato a sperimentare le prime forme di convivenza. Per me, tradizionalmente entità "spirito libero", non rappresentavano altro che forme felici di convivenza forzata dettata da necessità contingenti, tuttavia, l'alternarsi di alcuni matrimoni, quest'anno, ha definitivamente posto il problema del (mio) nostro invecchiamento generazionale. Qualcuno ha già fatto il salto "enti" - "enta", a me manca più di un anno ma gradirei non essere inserito in nessuna delle statistiche sulla crisi dei trentenni.

Sport - stanco dei soliti movimenti in palestra mi sono convinto a iniziare un corso di box tailandese. Ho approcciato questa nuova esperienza con il giusto equilibrio di terrore e curiosità. A distanza di poco più di un mese posso dire di essere particolarmente soddisfatto dei risultati e della tipologia di allenamenti. Ho ridotto i carichi in palestra ma sono molto più "asciutto" e "strutturato" degli anni precedenti.

Favole - un giorno, in maniera del tutto casuale e inaspettata, mi sono svegliato e mi sono accorto di avere a disposizione un paio di ali enormi.
Sono colorate, eleganti e - suppongo - estremamente funzionali. Non vedevo il cielo, perchè era coperto da una fitta rete di rami e di foglie dal colore approssimativo e smunto, allora mi sono armato di forbici e di una buona dose di forza di volontà e ho liberato il mio campo visivo e tutto quello che avevo intorno. L'indaco brillante del cielo ero un invito a sperimentare il fascino indiscreto di un volo annunciato perfetto, ma proprio mentre mi accingevo a fare il grande balzo mi sono accorto che c'era un filo che mi teneva legato a terra. Ho provato a reciderlo ma non ci sono riuscito, ci provo tutti i giorni e in tutti i modi ma pare che la sua esistenza sia indipendente dalla mia volontà. Alcune volte sembra essere sottilissimo, quasi sul punto di spezzarsi, altre volte è spesso, duro e, una volta, ho rischiato di farmi male.
Malgrado tutto, però, sono fiducioso: Prima o poi sarò libero. Non esistono cieli che la mia immaginazione non possa attraversare, non esiste nel mondo "volontà" e nel mondo "rappresentazione" nulla che possa prescindere dalla mia legittima volontà di potenza. Io ci sono.

Esegesi della volontà di potenza: ne Il mondo come volontà e come rappresentazione Schopenhauer sosteneva una tesi affascinante e magnificamente romantica per spiegare il senso del moto dell'individuo. Alla base dell'azione c'è la volontà, che, a sua volta, è alla base dell'essenza di tutte le cose. Il conflitto tra la gestione della volontà razionale, controllata e controllabile, e la volontà irrazionale, senza apparenti motivazioni, è capace di generare terribili insoddisfazioni. L'insoddisfazione, il mancato raggiungimento di una soddisfazione o l'appagamento di un desiderio raggiunto, generano noia. L'unico modo per sfuggire al circolo vizioso della noia è la noluntas, l'affermazione di un principio di volontà alla cui base c'è la negazione assolutamente perfetta delle volontà molteplici. Qualche anno più tardi Nietzsche stravolge l'idea di Shopennhauer, la rende più complessa e, a mio parere, la completa. Non ha senso sfuggire alla volontà: ne La nascita della tragedia Nietzsche suggerisce l'idea di accettare/sfruttare la tragicità del caos fino in fondo.

La mancanza di una sovrastruttura metafisica determinata e assoluta (Al di là del bene e del Male) fa assumere un ruolo fondamentale alla realtà contingente e superficiale; in questo contesto la volontà non è più un concetto metafisico (non c'è un bene assoluto o un male assoluto - una verità - su cui misurarsi) ma si cala in un contesto "interpretativo" della realtà: non esiste il mondo, non ci sono valori prestabiliti tout court, ma tante possibili infinite interpretazioni del mondo stesso. "Non esistono fatti ma solo interpretazioni". Va da se che le interpretazioni non possono essere giudicate migliori o peggiori perchè, non esistendo verità assolute, si trovano tutte sullo stesso piano. Ciò che determina l'affermazione di un' interpretazione sulle altre è la volontà di potenza, ovvero la capacità di un'idea di prevalere sulle altre.

La negazione della volontà di Shopenhauer, la negazione dell'eterno ritorno, si trasforma nell'esaltazione del concetto interpretativo dell' eterno ritorno stesso, dell'esaltazione del desiderio di rivivere ogni singolo istante della vita per l'eternità: "la mia formula per la grandezza dell'uomo é amor fati: che cioè non si vuole nulla diverso da quello che é, non nel futuro, non nel passato, non per tutta l'eternità".

"Vorrei sentire la tua voce gridare, tentare, sbagliare
Non sopporto più di vederti morire ogni giorno, innocuo e banale"

Sogni Risplendono, Linea 77