La verità degli occhi

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

La voce profonda e l'intimità del basso di Emidio Clementi rendono meno vagamente approssimativo questo risveglio di fine luglio. Il suono del cellulare/sveglia non ha fatto in tempo a violare i miei sogni, l'ho preceduto, come spesso capita, e mi sono alzato con la stessa sensazione di dozzinale rumore di fondo con cui ero andato a dormire. Ho lo stomaco chiuso ma riesco ugualmente a ingurgitare 2 biscotti al cioccolato ormai sciolti dal caldo e uno yogurt. E abbiamo camminato incontro a tramonti muti che si ha pudore di guardare e abbiamo dimenticato i nostri corpi inadeguati, sperduti, abbiamo riso.

Le nuvole sono immobili e senza contorno... Il sole sembra aver perduto lo splendore degli ultimi giorni, la lenta ripresa dei sensi mi fa percepire un odore affascinante e malinconicamente evocativo: qualche goccia di pioggia sta bagnando la terra. Qualche goccia di pioggia mi ricorda che l'estate sa di non poter essere perfetta. Recupero lo stendino in terrazzo, fortunatamente la pioggia non ha toccato ancora la biancheria e, siccome è asciutta, decido di raccogliere tutto.


Non è quasi mai capitato nei momenti importanti, ma nelle esperienze (e la raccolta dei panni è una di queste) che reputo le meno significative e più deprimenti della mia esistenza sono quasi sempre drammaticamente solo.

Le cose non riescono a trattenere i colori. Dentro questa foto gli oggetti sono solo macchie incerte dai colori differenti... Uno dei ricordi più forti che conservo del mio nonno paterno è il contrasto tra quella che - non faccio nessuna fatica a immaginare - era stata un'esistenza difficile, dettata dalla privazioni della guerra e dalle esigenze basilari di una famiglia più o meno numerosa, e la tremenda infinita dolcezza del suo viso ormai ineluttabilmente invecchiato. Una pesante contraddizione tra il risultato della severità degli anni migliori e le infinite dolcissime lacrime che versava ogni volta che io o mia sorella andavamo ad abbracciarlo.

Credo che esista un filo genetico e psichico che lega le generazioni maschili della mia famiglia. Ci sono emozioni perfette che non imparerò mai a gestire nella maniera più razionale, e non possono non rimanere estasiato di fronte alle infinite varietà di colori che si imprimono, con una forza e un vigore sbalorditivo, sulle pagine dei fogli delle mie esperienze.

Ci sono uomini che piangono spesso e altri che non verseranno mai lacrime. Io appartengo alla prima categoria.