Prima puntata

Scritto da Super User on . Postato in Blog Decadenza

Tra qualche mese questo sito festeggia il suo primo anno, il tempo trascorso mi ha insegnato che la sua vita è stata direttamente correlata alle mie esperienze sociali e professionali. Ho dunque deciso di inaugurare queste nuova sezione perchè il diario del web master è, in base a quanto affermavo precedentemente, il diario del sito.

Non si tratta assolutamente di un blog, non ho un amore particolare nè per i blog, nè per chi li scrive (malgrado molti dei miei collaboratori su decadenza.net abbiano dei visitatissimi blog): prima di tutto perchè l'universo, abbastanza esteso, dei blog è incredibilmente chiuso e meschino. I blogger scrivono per essere letti da altri blogger, commentano i post degli altri blogger per sperare in un ricambio di cortesia, pretendono di essere letti dagli amici e conoscenti, sono alla costante ricerca di chi li possa linkare, sono mostruosamente legati al loro "contatore" e si vantano degli accessi, sono assai ostili verso chi è critico nei confronti del loro "universo blog" e - questa è la cosa più deplorevole - litigano spesso tra loro. Certo, non tutti sono così, ma il finito universo in cui si concentrano e vivono li costringe, alla fine, a obbedire a queste tacite regole di cui vi ho parlato. In secondo luogo, i blogger usano spesso l'espressione "il mio sito".

Non trovo l'espressione conforme al vero: il blog non è un sito, è semplicemente una pagina web costruita secondo modelli parzialmente modificabili in base alle impostazioni fornite del "sito madre" che offre il servizio.

Considerarli dei siti significa offendere la creatività dei grafici, sono, dunque, delle pagine web statiche principalmente basate su dei testi. Terzo motivo (il più divertente e irritante), i blog vengono sempre fuori quando si fa una ricerca sul web servendosi di un "motore di ricerca": per qualunque parola si ricerchi, c'è sempre un blogger che c'ha scritto sopra qualcosa. La cosa brutta è che, ovviamente, il blogger in questione ha scritto qualcosa di totalmente fuorviante per l'oggetto della nostra ricerca e, in sostanza, ci fa perdere tempo.

Chiarito dunque che non si tratta di un blog, ritorno al diario.

Una delle maggiori difficoltà che ho avuto in questo periodo è stata quella di trovare un posto di lavoro. Sono un mediocre web designer ma ho una laurea in scienze politiche, conseguita a 23 anni, con il massimo dei voti e uno stage di 6 mesi all'istituto del commercio estero. Mi sono laureato a luglio e a settembre ho iniziato a cercare lavoro. "Sarà difficile trovare subito un lavoro interessante" - dicevo tra me - "ma ci sarà sicuramente modo di trovare qualche lavoretto che mi consenta di fare un pò di soldi per le spese". Povero illuso! Le poche cose che ho trovato non hanno avuto nulla a che fare con il "lavoro di concetto" e i guadagni, a meno di lavorare 10 ore al giorno, sono stati decisamente bassi. Ho fatto moltissimi colloqui e ho spedito altrettanti curricula: per la prima fattispecie, ho notato che esiste una scarsità in termini assoluti dei posti fisici disponibili; per quanto riguarda la seconda, l'unica società a rispondermi è stata la Philip Morris (sigarette gratis per tutti, pensavo), ma mi è stato detto che per il momento non hanno bisogno di qualcuno con le mie qualità.

Una delle strade percorribili, nella quale mi sono solo parzialmente inoltrato, è quella dei concorsi pubblici. Il problema è che non mi piacciono: il concorso, quello scritto, in quanto tale, non fornisce alcuna possibilità di esprimere la benchè minima particella della propria individualità, delle proprie aspirazioni e motivazioni. Si fa in enormi costruzioni, pieni di disperati che cercano un lavoro, su piccoli banchi anonimi mal illuminati da luci industriali e su fogli di carta marcati da tristissime domande. Su questi fogli gli sventurati attaccano un adesivo con un numero, e il proprio futuromlavorativo viene determinato dalla lettura di un apparecchio ottico collegato ad un computer...

Che riflesso hanno avuto queste esperienze negative sul sito? Bhe non gli hanno di certo giovato. E' rimasto immobile, è rimasto ai mesi estivi. Quale equazione sarebbe più corretta di quella che mi lega indissolubilmente a questo sito?

Ecco dunque, in non poche parole, il senso del "diario del webmaster". Questa è stata la prima puntata, le prossime, come è evidente, subiranno le influenze di quello che ci sarà nel mio futuro.