25 Marzo 2004

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

voglio non dimenticare questa giornata, faccio una piccola pieghetta sulla pagina virtuale di questo diario: ottava puntata.
Stamattina sono andato a fare un colloquio di lavoro. Credo che sia andato bene (d'altra parte è quello che ho pensato di ogni colloquio che ho fatto), ma non è precisamente del risultato che volevo parlare (lo racconterò, forse, in un'altra puntata). La cosa che maggiormente mi ha colpito è stata l'assoluta serietà del colloquio e di chi mi faceva le domande (la prova evidente di come sia in fondo facile parlare concretamente di contratti e opportunità). Non vorrei correre il rischio di cadere in facili generalizzazioni, ma sono sicuro che non è un caso che si trattasse di una ditta operante nel nord Italia, da Roma in giù non mi era mai capitato un colloquio del genere, se tutti si comportassero così, probabilmente, ci sarebbero meno incapaci ad occupare importanti posti di lavoro e sarebbe più facile, per molti, lavorare.


Alle 14 ho lasciato la capitale alla volta del Sud. E' stato un bel viaggio, sia perché l'ho fatto in macchina con una persona a cui sono molto affezionato e con cui non parlavo da tempo, sia perché ci siamo scontrati con un clima decisamente insolito. Nel tratto che segna il confine tra la Basilicata e la Calabria l'autostrada Salerno-Reggio Calabria si allontana dalla costa tirrenica e si arrampica tra le montagne. D'inverno è molto frequente imbattersi nella neve, il 25 Marzo è un pò più anomalo, e in effetti sembrava di attraversare il Brennero, i bordi della strada erano ricoperti di neve, le cime delle montagne e gli alberi erano avvolti da una densissima foschia. Malgrado un pò di paura per la strada gelata è stato decisamente un bello spettacolo.
All'arrivo sono stato accolto da una Soverato incredibilmente silenziosa e depressa e da mio padre che, inconsapevolmente e inaspettatamente, ha saputo regalarmi una delle migliori parti di se (non potrei non volerti bene, papà). Abbiamo cenato assieme e poi l'ho accompagnato a casa, col chiaro intento di dedicare le ultime ore della giornata a questa piccola cittadina. Dopo essermi fermato a bere una veloce sambuca (e se un giorno avessi una figlia femmina? e se decidessi di chiamarla Sambuca?), ho fatto un giro in macchina (la mia mini bianca e rossa resta la più coatta), ho onorato i luoghi e ho dedicato tanti piccoli pensieri a tutte le persone che, mio malgrado, ho dovuto lasciare a Roma. A Luca, perché senza di lui non ha senso andare a donne (Luca sta a Roma come Pierpaolo sta a Soverato); ad Andrea, che si ficca consapevolmente nei casini e ci sguazza dentro perché, in fondo, gli piace e che ormai chiama questo diario un BLOG ('stardo maledetto); a Ludovico, perché Milano non ti ha meritato e non ti merita; a Chicco e a Pasquale, perché si sono laureati e avranno un brillante futuro; ad Andrea B., perché ha smesso di fare l'alternativo e finalmente si è comprato un cellulare (tra l'altro coattissimo); ad Ugo, perché lo becco sempre e solo alle feste di laurea (quando ci incontreremo ai funerali sarà - si - un problema); ad Emiliano, perché potrebbe sembrare mio padre ma mi fa la tenerezza di un figlio, a Serena ed Elvira, perché se avessi un harem sarebbero le mie spose preferite; a MariaSole, perché da buona sorellina mi pensa più di quanto meriti; a Giuseppe, perché purtroppo non sono riuscito ad incontrarlo e che mi firma sempre il guestbook; a Pako, Marco e Willy, perché se parli con loro di informatica li devi per forza guardare dal basso, e, infine, a tutti quanti quelli che meriterebbero di essere nominati se non fossero le 4 di mattina e se non fossi stanco morto...
Domani riprendo a studiare il PHP, ho deciso che devo riuscire a plasmare questo sito com'è nella mia testa.
Presente pareggia (in zona Cesarini) col Passato che però batte il futuro.