Tempus edax rerum

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Così scrivevo il 9 dicembre 2007:
"La fine dell'anno mi costringe a una vita drasticamente ancora più ingarbugliata del solito. C'è da chiudere l'anno, c'è da fatturare, c'è da andare a cena con tutti i possibili e immaginabili clienti, vicino casa e in Sicilia. Il risultato è che arrivo alla fine della settimana completamente scarico e insensibile a qualsiasi forma di stimolo umano e psicologico. C'è da dire, poi, che questo week-end, fatto, praticamente, di 2 domeniche consecutive, non ha di certo aiutato la causa della socievolezza: a parte una fugace uscita con la sempre fedele Valeria, sono rimasto tutto il tempo a casa, con il cervello in stand-by, per consumare il 30% di energia intellettiva in meno, e il sedere ben assestato sulla sedia di fronte al pc.

Mi consola il fatto che sono rimaste soltanto 2 settimane di lavoro, poi, grazie ad una splendida composizione di festività, ponti e "rossi sul calendario" sarà possibile usufruire di un periodo di ferie non inferiore a 10 giorni, un periodo in cui mi vieterò categoricamente di pensare agli affari e al business. Il medico (io) prescrive riposo assoluto e leggerezza mentale."


Avrei dovuto completare l'intervento sul diario il giorno successivo, il 10 di dicembre, ma, evidentemente, è successo qualcosa - che a onor del vero nemmeno ricordo - che me lo ha impedito . Poi c'è stato natale, poi capodanno, poi dei meravigliosi giorni in Trentino e poi di nuovo il lavoro, gli impegni, il rinnovato stess.

Lo specchio mi dice che sto invecchiando. Ogni giorno mi sveglio con meno capelli sulla testa: è un fenomeno lento e, per chi mi osserva, quasi impercettibile ma accade, ed è inesorabilmente fastidioso e lesionistico. Sisto continua a negare, mi taglia i capelli con la solita saccente professionalità e sostiene, a tutta forza, la tesi della durata del mio cuoio capelluto. Sono 10 anni che gli chiedo se sto perdendo i capelli e 10 anni che mi dice sempre la stessa cosa: sono forti e non possono cadere. Si diraderanno ma non cadranno. Eppure io me ne vedo di meno.

E ne vedrà di meno anche Fabrizio, mio omonimo giovanissimo vicino di casa, che, condomino diligente, mi saluta e mi da del "lei", quasi a voler sottolineare la distanza tra la mia età e la sua generazione, tra l'inizio della mia vecchiaia e la sua prosperosa adolescenza.
Invecchiano anche i miei genitori, in maniera più rapida e meno patetica, e io non posso che dolermi per il tempo che è trascorso e che trascorro lontano da mio padre. Un giorno sarò costretto a fare l'amaro confronto tra l'aver inseguito me stesso e l'aver tralasciato qualcosa. Inevitabilmente la bilancia del tempo penderà sul passato, infischiandosene dei risultati raggiunti e delle posizioni consolidate. Pur nella sua palese ineluttabilità questa prospettiva mi sconforta e mi intristisce.

Giovina e Alessandra, in tempi e contesti diversi, hanno dato un' occhiata al sito e hanno trovato, con mia grande soddisfazione, la voglia di scrivermi.
La prima, dopo essersi giustificata/etichettata come l'intrusa e l'impicciona e dopo avermi rivolto graditissimi e immeritati complimenti (il diario non nasce per piacere ma per raccontare), mi chiede se abbia smesso di scrivere o se, magari, lo stia facendo ad un livello troppo personale per essere pubblicato. Nulla di tutto ciò: continuo a raccontare a me stesso una parte delle mia vita attraverso un tastiera e un sito, solo che sono costretto a fare i conti con il lavoro, i continui spostamenti, la realtà contingente ("non sottovalutare le conseguenze dell'amore").


Alessandra, invece, mi ha mandando una mail e, con pochissime parole, è riuscita a dare la migliore definizione possibile del diario: "ho letto qualche cosa in ordine sparso e mi sono resa conto che hai una piccola paranoia riguardo alla tua età...buffo... E' stato come girare per casa di qualcuno che non conosci e che ti lascia solo a casa sua...è come guardare nei tuoi cassetti..." La similitudine è calzante, io stesso non ne avrei potuto trovare una più azzeccata. Mi piace l'idea di una persona sconosciuta che, col mio permesso, entra dentro casa e, solitaria, fruga nei cassetti e nei ricordi, osserva le foto, gli oggetti, il grado di polvere che li ricopre. E' una specie di malattia mentale, un voyeurismo al contrario di cui vado enormemente fiero.

"Quando considero il piccolo spazio che occupo, e quello che vedo perduto negli infinità degli spazi che ignoro e che mi ignorano, mi atterrisco e mi stupisco di vedermi qui, piuttosto che altrove. Che io sia oggi, piuttosto che allora..."
Da "Perduto Amor" di Franco Battiato.