Sesta puntata

Scritto da Fabrizio Lagani on . Postato in Blog Decadenza

Ci sono giornate speciali, giornate che ti fanno tornare alla mente tanti piccoli ricordi, che ti restituiscono inalterato il sentimento del tempo. Così è stato ieri, oggi mi va di raccontarlo: sesta puntata.
Mi sono svegliato con poche ore di sonno, perché la sera prima avevo fatto tardi, e sono dovuto uscire a fare la solita raccomandata per l'ennesimo concorso.

Uscendo ho sentito un odore, un profumo, che non sentivo da tantissimo tempo, forse perché mi ci ero abituato, forse perché a certe cose non ci fai caso se non in giornate particolari. Ho sentito il profumo di Roma, il profumo che mi colpiva quando, da piccolo, scendevo dal treno e mio nonno (RIP) veniva a prendere me, mia sorella e mia mamma. In macchina ficcavo la testa fuori dal finestrino e, tra la puzza del biossido di carbonio, odoravo la città eterna.
Bhè, ieri mattina ho riavuto quella stessa sensazione e l'ho cercata anche oggi, nella villa vicino casa mia, mentre facevo la mia corsetta "mitengoinforma". E' stata la premessa per la serata.
A casa di Luca, ormai affermato manager musicale, ho letto delle vecchie cose e ho visto delle foto di qualche anno fa. Ho riso leggendo un episodio raccontato da Chicco (quant'è lontana Parigi), quando ci siamo trovati a schivare orde di manifestanti sulla sua mitica vespa rosa. Ho pensato a tutti i pranzi e i pomeriggi all'università, al mese di aprile (il primo sole caldo) e a quello di luglio (l'ultimo a Roma, prima delle vacanze), alle cose dette e a quelle fatte, agli esami, ai professori troppo esigenti e a quelli troppo incapaci. E pensare che ricordo, si e no, il 5% di quanto ho vissuto. Che peccato.
Prima di arrivare al locale dove avrei trascorso la serata ho ricevuto la telefonata di Lucio (Luppolo & Farina, seconda casa) e dei fedelissimi di Soverato (Gianni e Fabio, i migliori fisici della costa Jonica). E' stato bello sapere che mi stavano pensando, è stato bello sentirli vicini ed è stato bellissimo poter dire a qualcuno: "dai, su, che la prossima settimana torno...anche voi mi mancate".
Poi l'ennesima serata al Black Out. Solita ricetta: io, Luca e Andrea. E' questo il trucco. Non è mai cambiato nulla e mi sono divertito tantissimo. Mi diverte scoprire che, a distanza di tempo, non abbiamo smarrito nulla del nostro carattere (continuiamo a ridere di e per enormi cazzate), delle idee, dei pregi e dei difetti. Tutto è rimasto coerente al passato, con l'ovvia eccezione di quanto (che poi è tanto) doveva cambiare.
Resto convinto, come sempre, che ognuno di noi è fondamentalmente solo, che di ogni cosa siamo gli unici artefici e spettatori, che non ci sarà mai nessuno che potrà totalmente capire quello che ci passa per la testa, tuttavia mi conforta sapere che, in alcuni istanti, molte cose sfuggono a questo principio. Le cose passate, quelle che ovviamente ricordo con piacere, hanno questa caratteristica. Le cose passate sono i ricordi, indelebili nel grande libro della memoria.
"...ne abbiamo avute di occasioni, perdendole. Non rimpiangerle, non rimpiangerle mai. Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore, nuove possibilità per conoscersi. E gli orizzonti perduti non si scordano mai..."